Lady Lazarus band

“la poetica di marcello stefanelli, di savona – e di ladylazarus, il nickname del microgruppo che lavora certosinamente con lui – è essenzialmente allegorica, ma si tratta di un’allegoria nucleare, atomica. il nucleo delle metafore e delle parole rimanda sempre, tra calembour e similitudini, al suo doppio infìdo ed oscuro. le parole della “sicurezza” (gergo affettivo, pubblicitario, poetico, politico, religioso ed etico) immediatamente devìano e si fanno minacciose, ambigue; non si tratta di un’allegoria ferma, teatrale, ma cinematografica, in perenne fuga da se stessa. se il simbolo, secondo l’antica definizione, “riposa su se stesso”, per l’allegoria impazzita (proprio come la maionese che potrebbe immediatamente evocarla) l’unica via del riposo e del rifugio è nel gioco di specchi, nell’immediato creare un doppio malvagio o inaffidabile come una sibilla; sola rassicurazione, almeno al cinquanta per cento, della possibilità di sopravvivenza del gatto di schroedinger o del suo doppio, e quindi nostra.

ed il paesaggio della sicurezza si trasforma, in pochi tratti “blasfemi” (o pornografici che dir si voglia) in quello dell’angoscia. paradossalmente quest’angoscia, nei suoi righi e bordoni, nelle sue sentenze paranoiche, sembra garantire, almeno per il tempo di una canzone o di una lettura, sia le regole, sempre variabili, di un codice perentorio, sia l’altrettanto rigoroso sberleffo che lo sputtana, la gabbia, insieme, e la libertà illusoria quanto la gabbia; come in quei giochi di ottica in cui se ne vede, l’uccellino, entrare ed uscire, ma tutto dipende dalla focalizzazione della vista di chi osserva.” (link)